DILUVIO FESTIVAL

Autore: Marta Belotti

Come organizzare un festiva musicale senza avere una sfera di cristallo; e un'amica chiromante

«È nato tutto come una festa di compleanno un po’ allargata. Giardino della famiglia di Elena, impianto portato dalla saletta prove del nostro gruppo e voglia estiva di festival. Si sono presentate 300 persone e abbiamo capito che per l’anno successivo ci saremmo dovuti organizzare meglio»

Era il 6 agosto del 2016 quando Diluvio ha conosciuto la sua prima data. In queste 5 edizioni, il festival musicale radicato in Franciacorta ha dovuto affrontare non pochi imprevisti. Nel frattempo, volontari e organizzatori hanno acquisito sempre più competenze e scoperto qualche trucchetto. Proveranno a svelare qualche chicca; ma si sa, in fin dei conti nulla val più della pratica.

Saper prevedere

Elena, mente organizzativa fin dal primo giorno, Luciano, che si è gettato fino al collo nell’organizzazione, e Apo, arrivato con il parziale cambio di guardia avvenuto nella terza edizione, concordano tutti su un punto: per organizzare un festival è necessaria una sfera di cristallo; e di qualcuno che sappia interpretarla. Chi conosce una chiromante, sembra partire già avvantaggiato; in caso contrario, meglio armarsi di pazienza e determinazione per affrontare ogni tipo di imprevisto. «Non sai mai cosa può andare storto» commenta Luciano. Apo completa: «Siamo diventati dei meteorologi abilissimi. Abbiamo imparato a usare il radar Svizzero, che ti fa vedere tante nuvolette colorate e tu devi cercare di interpretarle». Nel raccontare, Apo sembra divertito, ma il suo sorriso non nasconde le tracce dell’ansia che assale tutti in quei giorni. Occhi fissi sullo schermo e mano sul cursore, fatto muovere avanti e indietro alla ricerca di una risposta fra le nuvole. «Siamo stati sfortunati fin dalla prima edizione» Ammette Elena. «Il nome Diluvio lo abbiamo scelto prendendo spunto da una canzone dei Verdena, ma a quanto pare è diventato una maledizione: piove sempre!». L’incognita del tempo è la più scontata: preoccupa tutti, anche i non addetti ai lavori. Chi è abituato a organizzare festival di questo tipo, sa bene che i problemi e gli aspetti da controllare nella sfera di cristallo sono molti altri.

Energia

«L’elettricità. Per organizzare dei concerti serve elettricità e questo fattore non è per nulla scontato. Anzi, è tra i più difficili da gestire. Devi sapere quanti chilowatt ti serviranno. Per non parlare delle forniture» L’intesa fra Apo e Luciano è in un sol sguardo. «Tra cibo e bevande, acquistare quanto basta senza esagerare e non produrre spreco è davvero complicato. Quest’anno, pensavamo di partire avvantaggiati. Date le restrizioni causa Covid abbiamo dovuto mettere il numero chiuso. Tuttavia, alle 21.30 del primo giorno avevamo già esaurito tutta la birra. Siamo dovuti correre ai ripari e ingegnarci per risolvere il problema». Ci vuole energia non solo per far funzionare palco, cucine e attrezzature, ma anche per risolvere tutti gli incidenti di percorso. Il rischio di arrivare stanchi dopo il tour de force delle settimane precedenti è alto. «Quello che non ci manca è l’entusiasmo, che teniamo al massimo dal primo all’ultimo giorno» Spiega Luciano e il tono è grintosamente sincero. «Abbiamo organizzato riunioni a cadenza quasi settimanale; ma quando si arriva a pochi giorni dal festival, la tensione sale alle stelle. Ansia e tanto nervosismo, generati principalmente dalle questioni burocratiche infinite».

Quel mostro chiamato burocrazia

È Elena a occuparsi degli aspetti più intricati e difficili.* «In questi anni Diluvio ha cambiato casa. Le prime tre edizioni sono state a Passirano, in un grande campo dove montavamo due palchi. Il backstage era un bed and breakfast. Era una residenza privata e dopo le prime tre edizioni i proprietari non ci hanno più concesso l’utilizzo degli spazi. Così lo scorso anno ci siamo trovati a organizzare tutto all’ultimo e siamo finiti in un parco. Un ambiente urbano che non ci piaceva troppo perché temevamo snaturasse l’idea di Diluvio. Alla fine, non è andata poi così male, ma la vera chicca è arrivata quest’anno. Diluvio è riuscito a trovare casa al Parco del Maglio, a Ome. Il luogo è perfetto, e fondamentale è stato l’ottimo rapporto di collaborazione instauratosi con l’amministrazione. Quando si organizza un festival, è necessario tener presente tantissimi aspetti burocratici e qualcuno rischia sempre di sfuggire. Permessi pubblici, deroghe sonore, piano sicurezza sono solo alcuni dei punti fondamentali»*.

Essere riconoscibili

Bed and Breakfast in mezzo al nulla, parco urbano alle soglie della città, bosco ai piedi della collina, apparentemente, sembrano dettagli secondari che fanno ben poca differenza. Al contrario, per Diluvio non è così, nessuna scelta viene lasciata al caso. «Un festival deve sapersi costruire un’identità» spiega Luciano «Con Diluvio questo lo abbiamo sempre tenuto ben presente. Inclusione e rispetto dell’ambiente sono le nostre cifre caratteristiche». Elena sottolinea: «Diluvio vuole essere un luogo dove farsi trasportare, lasciandosi alle spalle la confusione della quotidianità. Il Parco del Maglio, immerso nella natura, è il posto perfetto. Inoltre, non solo nella scelta della location, anche in ambito artistico Diluvio cerca sempre di darsi un indirizzo musicale originale. Con cura scegliamo gli artisti che più ci piacciono, valorizzando anche quelli meno conosciuti. L’importante è saper donare qualcosa al pubblico. In passato, abbiamo avuto Murubutu, Generic Animal, Fadi, Any Other; quest’anno, tra gli altri, Anna Carol ha saputo emozionare. Cerchiamo di far passare una sensibilità artistica che porti all’ascolto e all’interazione con l’ambiente e con le persone. Inoltre, proponiamo sempre alcuni workshop pomeridiani e delle talk. Per esempio, quest’anno abbiamo ottenuto un ottimo riscontro con Francesco Costa, vicedirettore del Post».

Il Festival del 2018

Vince chi sgobba

Che il cielo prometta pioggia, che ci sia il vento o un sole cocente che spacca le pietre, caricare e scaricare sono i due verbi che scandiscono le giornate immediatamente precedenti al festival. Bancali e fascette da elettricista non possono mancare.* «Con i bancali abbiamo costruito di tutto, dalle sedute alle pareti del bar. Nel gruppo, ciascuno offre il proprio contributo, chi più e chi meno; ma tutti abbiamo avuto a che fare con i bancali e abbiamo almeno una storia o un’avventura da raccontare in merito»*.

È divertito Luciano, ma Elena lo è ancora di più nel ricordare: «Ogni anno istituiamo un campionato di Diluvio fra noi. Vince il volontario che ha sgobbato di più o che ha trovato soluzioni straordinarie, capaci di salvare l’esito del festival. Nelle scorse edizioni ha sempre vinto un ragazzo che lavorava tantissimo e costruiva di tutto. Quest’anno, la palma della vittoria è andata all’elettricista. Il tecnico dell’Enel non arrivava e noi non avevamo la più pallida idea di come far partire gli impianti».

Luciano ammette: «Il nostro gruppo è compatto e questo è un po’ l’asso nella manica di Diluvio. Tutti vanno oltre il proprio ruolo. O meglio, i campi di competenza vengono rispettati, ma allo stesso tempo ognuno tende a sconfinare per aiutare e supportare l’altro».

Non doveva succedere

Nella frenesia del montare e smontare, spostare bancali e stringere fascette, qualcosa può andare storto. «Un anno abbiamo rotto un vaso del bed and breakfast. Abbiamo dovuto ripagarlo noi. Adesso, ripensandoci ci vien da ridere, ma sul momento non è stato simpaticissimo». Tra le tante asperità che potevano presentarsi, quella del Covid era davvero impensabile. «A gennaio eravamo entusiasti, convinti che quella del 2020 sarebbe stata un’edizione perfetta. Durante il lock down invece abbiamo capito che tutto sarebbe stato più difficile, se non impossibile. Inizialmente pensavamo che anche Diluvio sarebbe saltato, come molti altri festival» ammette Luciano «Piano, piano abbiamo visto aprirsi uno spiraglio di possibilità. Ci siamo gettati in quello e alla fine siamo orgogliosi di essere riusciti a organizzare il festival e che sia andato alla perfezione, in piena linea con le disposizioni».

Piantare le tende

Ora che i diluvianti sono arrivati al Parco del Maglio non intendono spostarsi. In futuro, vogliono andare avanti e crescere. «Abbiamo trovato il posto perfetto. Non dobbiamo più preoccuparci di quello, quindi vorremmo impegnarci a fare un salto di qualità. Innanzitutto, vorremo portar artisti un po’ più grossi e spalmare il festival su più giorni» rivela Elena, prima di lasciarsi andare all’ultima grande novità «L’idea più interessante è quella di creare un’area campeggio. Così chi viene al festival potrà poi restare la notte a godersi la stellata».

SITOGRAFIA

Il sito del Diluvio Festival