Il covid-19 non è solo un Virus

Autore: Francesco Manera

Vivere socialmente la pandemia

La complessità della malattia - e perché la biomedicina non la esaurisce

La medicina occidentale non è perfetta, e questa pandemia lo sta dimostrando. Non fraintendetemi: non sono parte di coloro che combattono, in nome di una molto vaga “informazione alternativa”, contro la scienza o il sapere comunemente accettato. Affermare che la medicina occidentale non è perfetta non significa negarla, significa riconoscerle una dimensione storica, culturale e sociale: essa è nata da esseri umani che operano nei propri contesti e perciò non potrà mai essere oggettiva. Per quanto infatti possa sembrarci “reale”, essa non è altro che la naturalizzazione di uno specifico orizzonte culturale, e ciò lo si percepisce soprattutto dal modo in cui si parla di malattia: questo concetto fa riferimento ad una risma di casi tanto ampia quanto confusionaria, che spazia dalla sua dimensione biologica a quella sociale. Possiamo suddividere il nostro concetto di malattia in tre realtà distinte ma interconnesse (1):

disease, la malattia nella sua dimensione biomedica, sickness, la malattia socialmente e simbolicamente costruita, e illness, l’esperienza individuale del malato. Questa distinzione non è inutile, ma anzi fondamentale dal punto di vista medico: se infatti, come si evince dagli studi di Ivo Quaranta (2), i nostri corpi -bioculturali (3)- sono il campo all’interno del quale si riplasma continuamente l’orizzonte simbolico con cui percepiamo la realtà, l’esperienza di malattia non può che essere incorporata, simbolicamente e letteralmente, ed è dunque necessario considerare questa tripartizione negli interventi di cura, affinché siano realmente efficaci. Proprio qui risiede l’errore delle politiche della malattia comunemente seguite, ma di cui si trova il massimo esempio in quelle avviate per arginare la pandemia del SARS-CoV-2: sickness e illness vengono infatti trattate come aspetti secondari e conseguenti al disease, mentre rappresentano piuttosto aspetti diversi della stessa realtà. Non è certo un caso che si parli comunemente del vaccino come unica soluzione per il CoViD (CoronaVirus Disease). Onore alle politiche rivolte al disease, che hanno di certo prodotto la decrescita della curva epidemiologica rendendo l’Italia un “paese virtuoso” (4), eppure esse, ignorando gli altri due aspetti, giocano un ruolo centrale nella diffusione delle fake news e di quei comportamenti irresponsabili che vanno a minare proprio i loro stessi risultati positivi.

La riplasmazione come ribellione: centralizzazione e fake news

Il monopolio simbolico che viene occupato dalla lettura biomedica della malattia rappresenta un filtro importante, essendo l’unico punto di vista considerato valido, attraverso il quale vengono interpretate anche sickness e illness. Se la malattia viene simbolicamente interpretata come l’azione di un agente esterno che, penetrando nell’organismo, ne altera le funzioni vitali, appare evidente come la biomedicina si concretizzi in due costruzioni opposte e complementari: da una parte una visione individualistica, dall’altra una collettivistica. Se da un lato la prospettiva individuale, assegnando la responsabilità della pandemia al singolo e al suo comportamento, ignora totalmente quelle situazioni socio-economiche che impediscono l’attuazione delle politiche richieste, quella collettiva tende solitamente a rimandare il problema dell’impatto sociale del lockdown o del distanziamento sociale.

Sia le politiche individualistiche che quelle collettivistiche hanno in comune la natura centralizzata, per cui si configurano come movimenti che dall’“alto” vanno verso il “basso”. Questi, sebbene necessari e legittimi, si vanno ad inserire in un contesto più ampio, che contribuisce direttamente alla costruzione simbolica della malattia: il sentimento di paura, a cui molti fanno riferimento -in maniera del tutto generalizzante ed inappropriata- come “psicosi di massa”, non è un qualcosa di diverso dalla malattia, ma ne fa parte in prospettiva della sickness, contribuendo anche a riplasmare il modo in cui viene percepito il disease. L’insicurezza e il terrore, alimentati anche da una comune simbologia bellica della malattia, si vanno ad inserire in un più generale contesto di sfiducia nei confronti della classe politica e del sistema economico globalizzato, ed è proprio questo il terreno fertile su cui si sviluppano i complottismi;

limitarsi ad additare chi cade nella trappola delle fake news schernendolo, parlando impropriamente di “boomer” o di “analfabeti funzionali”, non contribuisce tuttavia né a comprendere il fenomeno né tanto meno a risolverlo. Sebbene questi movimenti danneggino di fatto la democrazia e la società, e vadano perciò combattuti, non possono che essere la testimonianza di una realtà, possiedono cioè un valore: solo la comprensione di questo può portare ad una reale soluzione. Non è quindi un caso che una malattia vera e propria, un disease, vada ad alimentare questo tipo di malattia, che fa parte del dominio della sickness. In prospettiva anche della natura bioculturale del corpo il coronavirus si trova così ad essere, passando attraverso il filtro della biomedicina, l’incorporazione di determinate condizioni socio-economiche: la pandemia diventa uno strumento attraverso il quale si dà senso alla condizione di frammentazione ideologica, sfiducia politica ed insicurezza delle prospettive di vita che caratterizzano la nostra quotidianità. Parlare di un grande complotto organizzato dalla Cina o dagli Stati Uniti (5), individuare nel vaccino uno strumento di controllo della popolazione e affermare che il rinnovo dello stato di emergenza è una strategia per mantenere il potere sono tutte fake news che testimoniano questa incorporazione: sbandierare tali affermazioni non è solo un problema derivato dall’ignoranza, ma è uno strumento vero e proprio attraverso il quale si attua una ribellione nei confronti di una realtà oppressiva e colma di insicurezze. Il problema è certo più complesso di quello che si potrebbe delineare nello spazio ristretto dell’articolo di un blog, eppure non si può negare che le sue origini siano tutto tranne che false ed incomprensibili. Se quindi la sickness trova sfogo, in mancanza di politiche rivolte in quel senso, in atti ed affermazioni anti-gerarchiche, è perché la malattia diventa espressione e simbolo di condizioni ben più ampie, a cui si deve guardare con più attenzione per poter curare la pandemia, non solo da un punto di vista biomedico ma anche sociale e culturale.