TEATRO IN RADIO

Autore: Giulia Trocchi

Suono puro e ascolto cieco

A partire dalla parola stampata a caratteri mobili da Gutenberg fino ad arrivare all’avvento della televisione, passando per la comparsa del telegrafo e l’invenzione del telefono, il periodo a cavallo tra il XIX e il XX secolo vede la predominanza dei cosiddetti mass media. L’espressione anglosassone venne coniata appositamente per indicare tutto quell’insieme di mezzi progettati al fine di favorire le comunicazioni aperte o a distanza. Tra questi spicca certamente la radio che, a partire dagli anni ’20 del Novecento, diventa un mezzo legato all’idea di trasmissione di messaggi sonori attraverso il broadcasting, ossia quel tipo di diffusione radiofonica che prevede uno scambio di informazioni tra un sistema trasmittente e diversi sistemi riceventi (1). Il mondo dell’arte inizia ben presto ad interessarsi alla radio dando vita ad un nuovo tipo di testo: il radiodramma. Per definizione il radiodramma è un «adattamento radiofonico di testi nati per il teatro tradizionale e la composizione di testi destinati specificamente alla radio» (2). Si intende, dunque, una produzione di tipo acustico che vede il connubio fra canto, musica, suoni, rumori, effetti sonori, parole e perfino silenzio. Il messaggio può essere comunicato attraverso differenti modalità: quella che utilizza voce e parole (modalità dialogica-narrativa); quella che si serve di musica o di effetti sonori (modalità legata alle voci e agli strumenti musicali) ed infine, caso meno comune, quella che sfrutta le pause ed il silenzio (modalità dedicata a dare spazio all’immaginazione dell’ascoltatore). La componente uditiva diventa ben presto necessaria ed essenziale per l’esercizio del teatro radiofonico: ci si accorge immediatamente che, diversamente dal mondo cinematografico, un riferimento di tipo acustico inserito in un contesto esclusivamente uditivo possa costituire un valido appiglio per l’ascoltatore. Quest’ultimo, non avendo un supporto di tipo visivo, si “aggrappa” a tali elementi uditivi convertendoli da supplemento di realtà a la realtà (3). Cosa accadde quando il radiodramma incontrò il pubblico – in particolare quello italiano - per la prima volta? Va sicuramente detto che l’arte radiofonica maturò in Italia con netto ritardo rispetto all’ambiente inglese, francese o tedesco ed il genere radiofonico per eccellenza ebbe difficoltà ad emergere per diversi decenni. In un primo momento, il radiodramma venne definito «teatro per soli suoni» o, con accezione apertamente negativa, «teatro per ciechi» (4). Le critiche mosse nei confronti di tale modo di fare teatro si fondavano su mancanze che, secondo alcuni, mostrava l’adattamento radiofonico di un testo teatrale: sembrava che la radio privasse l’idea tradizionale di teatro della scena, delle quinte, della componente visiva, del rapporto tra attore e spettatore, della presenza fisica del pubblico in sala. Tuttavia, in poco tempo, il testo teatrale in radio ebbe straordinario successo soprattutto grazie alla creazione di un linguaggio specifico finalizzato ad un tipo di comunicazione che prevedeva la presenza di musica, rumori, suoni, silenzi e parole. L’insieme, in mancanza della componente visiva, era presentato ed organizzato in modo da evocare istantaneamente un’immaginazione basata su suggestioni e stimoli uditivi nell’ascoltatore. Nacque dunque la prosa radiofonica che, come suggerisce il nome, vede l’utilizzo di letteratura e di testi teatrali al servizio della radio. Tali testi sono strutturati in modo da creare un programma unico o a puntate. I programmi a puntate possono assumere due diverse forme: la prima è la serie, la quale segue una trama caratterizzata da un filo conduttore segmentato in episodi, l’altra è il serial, che vede orbitare gli stessi personaggi in trame indipendenti da una puntata all’altra (5). Come detto precedentemente, data l’assenza del contributo visivo della scena vera e propria, particolare attenzione fu riservata al suono. Sarà Chiara Guidi – una delle fondatrici della celebre compagnia teatrale “Societas Raffaello Sanzio” insieme a Paolo Guidi e a Claudia e Romeo Castellucci - ad occuparsi per tutto il corso della sua carriera teatrale del rapporto parola/voce, focalizzando il suo interesse su ciò che riguarda la sfera sonora e quella vocale. La regista teatrale, nel suo testo "La voce in una foresta di immagini invisibili" (6), parla del suono come corpo e sceglie di raccontare la voce come materia viva ed organica. Ancora, Rudolf Arnheim – massimo rappresentante della cosiddetta “psicologia dell’arte” e noto studioso affascinato da questioni di tipo sociocomunicativo – definisce il suono come «quella forza primordiale che colpisce tutti gli uomini più direttamente del senso stesso delle parole» (7). La parola, pur essendo il più nobile dei suoni in quanto concesso solo ed esclusivamente all’uomo, non ha la stessa capacità del suono di esercitare una certa potenza ed immediatezza comunicativa. È interessante, poi, capire l’importanza non solo legata alla qualità del suono, ma anche alla sua provenienza. L’ascoltatore riesce a percepire più sorgenti sonore contemporaneamente e a riconoscere se un determinato suono provenga da lontano o da più vicino, se parta da destra o da sinistra, se arrivi dall’alto o dal basso. Grazie a tali percezioni, lo spettatore è in grado di creare nella sua mente delle coordinate spaziali sulle quali farà affidamento al momento dell’ascolto. Pertanto la radio è essenzialmente, secondo le affermazioni dello studioso tedesco anticipatore dell’attuale condizione massmediologica, «suono puro e ascolto cieco» e simboleggia una forma d’arte degna di attenzione anche dal punto di vista sociologico (8).

Bibliografia e sitografia:

(1) https://www.britannica.com/topic/radio (2) https://www.teche.rai.it/il-teatro-alla-radio/ (3) DE BENEDICTIS, Angela, Radiodramma e arte radiofonica, De Sono Associazione per la Musica, 2004 (4) https://www.lacomunicazione.it/voce/radiodramma/ (5) https://www.lacomunicazione.it/voce/radiodramma/ (6) GUIDI, Chiara, La voce in una foresta di immagini invisibili, nottetempo, 2017 (7) ARNHEIM, Rudolf, La radio, l’arte dell’ascolto e altri saggi, Editori riuniti, Roma, 2003 (8) ARNHEIM, Rudolf, La radio, l’arte dell’ascolto e altri saggi, Editori riuniti, Roma, 2003