Vitanova, Nuova Luce

Autore: Giovanni Franzoni

"Il fallito ero io e guardavo davanti… e cercavo qualcosa di cui innamorarmi…"

Non è un errore di battitura: il titolo nomina esplicitamente un gruppo rock che, tra i tanti e spesso positivamente inclassificabili, ha animato negli ultimi anni la vita vespertina e talvolta mattutina dei locali di Brescia città e provincia. Diciamo inclassificabili non soltanto per via del piacere che può rivelarsi la loro scoperta o il primo ascolto di un loro disco, ma anche per la loro fama decisamente locale (e lo diciamo non senza qualche presunzione di autoironia, dal momento che la loro “inclassificabilità” li ha portati perfino a farci aprire questa rubrica di proposte musicali!). La seconda parte del titolo, nuova luce, vorrebbe alludere pretenziosamente a quell’effetto, ai limiti dell’inganno sensoriale, per cui una buona musica accende e irradia la serata e la vita del locale in cui la band si trova a piazzare i microfoni. L’allusione sarebbe quasi casuale se non fosse per il fatto che il tema della luce ricorre incontestabilmente già nell’opera di questo gruppo, per la precisione nell’ultimo EP ad oggi inciso da questi giovani bresciani, dal titolo Controluce.

I Vitanova, la cui ultima opera ha compiuto tre anni lo scorso maggio, si presentano, nonostante la loro visibilità prevalentemente oscurata, come ottima (ri)proposta e originale rielaborazione di stili e atmosfere tra i più rappresentativi del power rock internazionale, dagli Who fino ai Green Day passando forse per il viale di casa dei Teenage Fanclub. Melodie rassicuranti, frasi chitarristiche frementi e implacabili, energia positiva.

Il tutto è sostenuto da messaggi innervati dal tema dello sdoppiamento tra realtà e fantasia, illusione e ripensamento: una vista sul mondo in controluce, come sembra suggerire il titolo dell’ultimo album. Forse si tratta di una constatazione del fatto che è proprio dallo scrutamento di ciò che è diverso e, spesso, di ciò che è illusorio, che possiamo riuscire a riconoscere e sostenere con maggiore equilibrio noi stessi. Come dice una canzone del 2014 in un EP dal titolo (chissà perché?) Conflitti, «Il fallito ero io e guardavo davanti… e cercavo qualcosa di cui innamorarmi…»(1). Si mette in scena una vita che è una continua ricerca dell’insostenibile, un camminare ogni giorno sull’orlo del disinganno, ma sempre con lo sguardo fisso in avanti.

La loro discografia ufficiale inizia proprio nel 2014 con Conflitti, all’insegna dello sdoppiamento: un tema rilevabile in brani come Una vita a metà, fotografia di una figura umana a metà tra la fuga dal mondo e il coinvolgimento, che dona sogni a chi ne è carente e all’alba, disfatta dalle disillusioni, si rifugia presso le eroine di Flaubert, accompagnata da una progressione armonica e un colore vocale che il chitarrista Alessio Busi sembra aver inconsciamente preso in prestito ai Toto di Manuela run. Lo sdoppiamento raggiunge il massimo livello nel potente Il giorno prima, dal vago retrogusto R.E.M., che vede disegnarsi sulla partitura la condotta esistenziale di un uomo in bilico tra la sua attualità e ciò che era, appunto, il giorno prima: un uomo di ieri che, quasi proverbialmente, è una persona non più esistente, ma la cui assenza ci può drammaticamente privare della consapevolezza di noi stessi, in questa continua, disordinata pulsione verso l’ignoto e il disinganno, guidati dalla religione del «fuoco spento»(2), che dovrebbe illuminare la via e non può farlo. Il disco si chiude con la travolgente Tu ne uscirai, promessa di un superamento positivo di tutte le possibili fasi di stallo e confusione già sperimentate nei brani precedenti.

Il secondo EP dei Vitanova, classe 2017, che come già accennato si intitola Controluce, presenta cordialmente una serie di caratteri, tanto ambigui quanto in fondo onnipresenti nel DNA di ogni essere umano. In barba a ogni pretesa possibilistica di ogni società, ideologia e religione! Si può partire dal Giuda disseminatore di invidia e tradimento, privo di assoluzione e condannato a vivere, giorno dopo giorno, lo stesso irrinunciabile spettacolo. Si può passare poi a Elsa, contraddittoria e indecifrabile «notte buia in pieno giorno»(3): al di là dell’azzeccata connessione con il titolo dell’album, si tratta per certi aspetti di una comprensione e riproposizione di un classico tema dei Vitanova, per cui dallo scontro di elementi apparentemente contraddittori, come anche dall’incontro tra noi stessi e soggetti che ci sono apparentemente alieni, si può pervenire a una migliore comprensione sia di quegli elementi sia delle nostre stesse personalità, indipendentemente dalla possibilità di remissione o riequilibrio. Ulteriore immagine di mutamento incessante, che è il motore stesso della rinascita quotidiana a questo mondo, è quella del brano Fiume, sospeso in un’atmosfera che non si capisce se prenda più spunto dall’ambiente dei Red Hot Chili Peppers o da quello dei Posies; in ogni caso molto evocativo e brillante di una splendida luce, in bilico tra piacevole ricordo e novità. Tacciamo di un brano dal titolo impegnativo come Tu e Dio, di cui vi lasciamo immaginare quale possa essere il messaggio di fondo.

In conclusione, ci teniamo a precisare che non tutto è stato qui detto di questa band bresciana. La motivazione di ciò racchiude opportunisticamente in sé sia il bisogno di non appesantire eccessivamente la lettura a chi ha avuto il coraggio di seguire fino in fondo questo pistolotto infarcito di pseudo-critica, sia la volontà di spronarvi alla continua ricerca del pezzo forte, di quella musica semisconosciuta, ma viva e, fortunatamente, sempre gravida di nuova vita (o vita nova, chissà?). Nella prospettiva di questa onnipresente curiosità, che poi è la stessa tensione al diverso (talvolta al conflitto e alla disillusione) che caratterizza la discografia di questa band dei giovani Busi, Gonta e Mariotto, l’invito che rivolgiamo a tutti voi è di provare da soli a scoprire questo gruppo, anche in ciò che qui è stato volutamente tralasciato. La discografia dei Vitanova, per come si presenta attualmente, richiede, per un ascolto piacevole e non impegnativo, il tempo medio di una pausa pranzo. Ma potrà coinvolgere le vostre facoltà di gusto e di piacere dell’ascolto (ed è un pregio di tanti artisti e tante prove di bravura) anche per più tempo di quello che è servito a questi giovani musicisti per comporla e inciderla.

Questo è il tenore che ci prefiggiamo di mantenere per i prossimi numeri di questa rubrica musicale. E non possiamo che ringraziare i Vitanova per averci dato il via, in questa promettente ricerca del nuovo, del fantastico, dell’illusorio (ma non per questo infruttuoso) carattere di ogni vita normale attraverso la musica; e anche in una ricerca, se si può dire così, del mondo in controluce e, anche per l’inganno sensoriale di cui dicevamo all’inizio, in contrappunto. Speriamo che l’ascolto personale di quello che abbiamo proposto oggi e proporremo in futuro vi stimoli in modi positivamente inaspettati.